Lo scorso 25 marzo il campus NABA di Roma è stato protagonista di un servizio dedicato al rapporto tra Intelligenza Artificiale e creatività, andato in onda su Rai 3 all’interno del programma “Quante storie”.
Il servizio ha raccontato l'esperienza diretta di tre studenti, affiancata dall’intervento di Antonella Salvatore, School Director del campus di Roma, per offrire uno sguardo articolato su un tema oggi centrale - soprattutto nell’ambito dei processi progettuali.
AI, formazione e responsabilità: il parere di Antonella Salvatore e degli studenti NABA a “Quante storie”
Nel corso della trasmissione, Antonella Salvatore ha evidenziato come il tema dell’Intelligenza Artificiale non possa essere affrontato solo dal punto di vista tecnico, ma richieda un approccio formativo consapevole. L’obiettivo, infatti, non è solo quello di insegnare agli studenti come utilizzarla, ma anche quello di aiutarli a sviluppare la capacità di valutarne criticamente l’impatto, comprendendo quando e come integrarla nel processo creativo in modo responsabile e autonomo.
È stato poi dato spazio all’esperienza di tre studenti provenienti da ambiti di studio diversi, ciascuno con un approccio specifico all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.
Francesco Bagnati, studente del Triennio in Cinema e Animazione (LINK), ha parlato del suo progetto “Building a Father” (2025), un cortometraggio realizzato in collaborazione con NABA e AAMOD. Partendo da una ricerca personale legata alla figura paterna, scomparsa quando lui era bambino, ha utilizzato filmati d’archivio elaborati tramite machine learning per ricostruirne l’identità. Il processo ha evidenziato le criticità dello strumento: in più occasioni, l’AI ha restituito immagini incoerenti rispetto ai ricordi, mettendo in luce il rischio di alterazione della realtà.
Angelica Ferrara, studentessa del Triennio in Graphic Design e Art Direction (LINK), ha raccontato un uso dell’Intelligenza Artificiale legato alla fase esplorativa del progetto. Con l’AI ha generato poster pensati per dialogare tra loro, utilizzandoli come base di partenza per sviluppare un progetto di comunicazione. Il suo contributo evidenzia però un punto essenziale: la generazione automatica non basta a costruire un’identità visiva compiuta. È il lavoro umano successivo - fatto di selezione, interpretazione e direzione progettuale - a trasformare l’output dell’AI in un progetto dotato di senso.
Infine, Luca Persia, studente del Biennio Specialistico in Product and Innovation Design (LINK), ha descritto un utilizzo mirato dell’Intelligenza Artificiale nelle fasi iniziali di un progetto. Può essere impiegata per ottenere rapidamente una prima rappresentazione di un’idea - come render preliminari o immagini di riferimento - utile per orientare il processo progettuale. Il suo contributo chiarisce però un limite preciso: lo strumento accelera la fase di visualizzazione, ma non sostituisce né le competenze tecniche né l’uso di software professionali. L'AI rimane quindi un supporto operativo, relegato a una fase iniziale del processo creativo.
Guarda il servizio completo andato in onda su Rai 3.