QS World University Rankings® by Subject: NABA è la migliore Accademia di Belle Arti italiana e nella Top 100 delle migliori università del mondo per il settore Art & Design
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Il RCIH è dedicato a sostenere, organizzare ed implementare la ricerca in ambito accademico.

Il suo obiettivo è raccogliere le potenzialità, i progetti e le sinergie della faculty NABA offrendo un luogo di confluenza, incubazione e sviluppo interno alla nostra istituzione. Il RCIH è un incubatore che promuove la cultura dello scambio e delle buone pratiche nei diversi ambiti della ricerca artistica. Il comitato scientifico di RCIH è composto da Guido Tattoni, Silvia Simoncelli, Luca Poncellini, Maria Jaber, Emanuele Lomello, Ilaria Pavone ed Elisa Poli.

Elisa Poli (RCIH Program Leader) email: elisa.poli@naba.it

 

TO DISPLAY THE DISPLAY

 

Symposium, 12.10.2023
NABA CAMPUS, via C. Darwin 20, Milano Aula G 0.4
Promosso da NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, UniBZ, Libera Università di Bolzano-Bozen, Villa Arson Nice. A cura di NABA Research Centre and Innovation Hub.
Il Simposio è inteso come primo appuntamento pubblico del gruppo di ricerca transdisciplinare che vede la sinergia di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, Libera Università di Bolzano-Bozen e Villa Arson attorno al tema del “display”. Verso l’elaborazione condivisa di una riflessione collettiva e la definizione dell’orizzonte di ricerca in divenire, questa giornata si pone come momento di navigazione teorico-estetica, sociologica, politica, storico artistica e architettonica delle strategie di allestimento contemporanee, alla luce dell’osmosi tra spazialità urbana e spazialità virtuale. Intervengono Vincenzo Estremo, Elisa Poli, Marco Scotini ed Elvira Vannini per NABA, Vittorio Parisi per Villa Arson, Marcello Barison, Davide Ferrando e Roberto Gigiliotti per UniBz; ospiti della giornata sono Marcelo Expósito, Silvia Dal Dosso, Anna Franceschini.

 

PROGRAMMA

Panel #1

POLITICS OF DISPLAY. Bodies | Spaces | Narrations 

9.30-10.00 / Guido Tattoni (NABA Dean)

10.00-10.10 / Introduction

10.10-10.30 / Elisa Poli (NABA Research Programme Leader)

10.30-11.00 / Marcello Barison (Faculty of Design and Art, UniBz)

11.00-11.30 / Marco Scotini (NABA Visual Arts Department Head)

11.30-12.00 / Elvira Vannini (NABA Lecturer)

12.00-12.30 / Marcelo Expósito (Artist and NABA Lecturer)

12.30-13.00 / Q&A

Panel #2

HYPERMEDIATED. Display imagery | Digital | Web subcultures 

14.45-15.00 / Introduction  

15.00-15.30 / Roberto Gigliotti (Faculty of Design and Art, UniBz)

15.30-16.00 / Davide Ferrando (Faculty of Design and Art, UniBz)

16.00-16.30 / Vincenzo Estremo (NABA Lecturer)

16.30-17.00 / Anna Franceschini (Iulm University)

17.00-17.30 / break

17.30-18.00 / Vittorio Parisi (Director of Studies and Research, Villa Arson) 

18.00-18.30 / Silvia Dal Dosso (Co-funder of Clusterduck)

18.30-18.45 / Institutional greeting of Luca Poncellini (NABA Design and Applied Arts Department Head)

18.45-19.30 / Roundtable mediated by Vincenzo Estremo 

19.30-20.00 / Q&A

Da vedere. La città esposta: dalla guida turistica alla mappa di Google
ELISA POLI

"Les objets d'un intérêt secondaire sont passés sous silence, les plus dignes d'attention marques d'un astérisque" (Karl Baedeker, Londres, ses environs. Manuel du voyageur, 1881). Lo scopo di questo intervento è analizzare la guida (libro, sito web, app.) come strumento di valutazione sociale e come progetto di design per ridurre e trasformare gli spazi fisici. Un complesso display urbano composto da linguaggi diversificati e spesso sovrapposti. Questi sono stati introdotti, a poco a poco, come azzeramenti progressivi in riferimento al concetto di differenziazione. Ogni aspetto della città reale viene ridotto e chiarito, nella moderna guida turistica, come un sistema gerarchico in cui ogni edificio, ogni opera d’arte, assume un ruolo determinato e deterministico. Il valore di una città è chiarito da un asterisco che evidenzia l'importanza di ogni elemento. La guida è allo stesso tempo un elemento di selezione e di riduzione: indirizza e costringe il viaggiatore a compiere passi obbligati. La sua natura ambigua è sottolineata dalla sua duplice funzione: è un archivio dei cambiamenti dello scenario urbano e, grazie alla sua enorme influenza, è diventata anche un motore di cambiamento.

Augé M., L’impossible voyage. Le tourisme et ses images, Paris, 1997. Ballard J. G., Hello America, London, 1981. Baedeker K., Les Étas-Unis avec une exursion au Mexique. Manuel du voyageur, Paris, 1894. Banham R., Los Angeles: the Architecture of Four Ecologies, London, 1971. Barthes R., Mythologies, Paris, 1957. Baudrillard J., Amérique, Paris, 1986.

BIOGRAFIA

Elisa Poli è Research Programme Leader presso NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. Dal 2014 al 2021 è stata responsabile del master in Urban Vision & Architectural Design presso Domus Academy (Milano). Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell'architettura presso l'Université Paris1 Panthéon-Sorbonne e ha co-fondato il Cluster Theory Research Group. Ha collaborato a diversi libri e riviste di architettura, tra cui Domus, Icon Design, Abitare, Arch'it, AND, Paesaggio Urbano e Archphoto. Dal 2010 tiene lezioni e conferenze in università e istituzioni italiane e internazionali come Middle East Technical University (METU), Ankara, UA - Facoltà di Architettura di Anversa, March Architecture School e State Stroganov Academy of Design and Applied Arts (Mosca), Saint-Petersburg State University of Architecture and Civil Engineering, NewSchool of Architecture & Design di San Diego, Biennale di Venezia, Triennale di Milano, Semana del Diseño Buenos Aires.
Rappresentazione e realtà. Sull’esperienza digitale dello spazio
MARCELLO BARISON

Uno strano paradosso coinvolge lo statuto delle immagini nel mondo contemporaneo: da un lato esse vengono generate e diffuse con una strumentazione tecnologica che ha conosciuto negli ultimi decenni un impressionante tasso di innovazione, dall’altro il paradigma epistemico che descrive la loro forma è ancora quello vincolato al moderno concetto di rappresentazione. Quel che accade sugli schermi dei nostri device, così come quel che, da un punto di vista visuale e percettivo, viene recepito dal visitatore di un’esposizione, sembra ancora dipendere dalla struttura mediale della Vorstellung per poter essere pienamente esperito, dunque conosciuto e memorizzato. Si ritiene tuttavia che questo modello non sia oggi più giustificabile. L’esperienza visiva non si pone più come qualcosa di esterno, che il soggetto sia chiamato ad esperire attraverso gli organi di senso e a assorbire per il tramite di una ‘rappresentazione’, viceversa: la vita degli individui si costituisce internamente a un autentico mondo immaginale che è esso stesso il luogo dell’esperienza e della vita della coscienza, cioè del sé. Anche il concetto di esibizione, d’altra parte, non qualifica più un oggetto esterno, ma, basti pensare all’ambito dei social media, è la dimensione stessa in cui il sé si costituisce, come a dire che la vita è in quanto tale on display, esiste e si qualifica anzitutto nella modalità del display. Alla luce di queste considerazioni, e analizzando una serie di casi-studio tratti prevalentemente dalla storia dell’arte, del cinema e della tecnologia, il contributo proposto intende mettere in luce come sia necessario superare radicalmente i concetti classici di spazialità ed esperienza per formulare un’adeguata alternativa alla moderna metafisica della rappresentazione.

Kant, I. Critica della ragion pura, Colli G., a cura di., Adelphi, Milano 1995.;
Heidegger, M. L’epoca dell’immagine del mondo, in Sentieri interrotti, Chiodi P., a cura di, La Nuova Italia, Firenze, 1968, pp. 71-101.  Lyotard, J.-F. Discorso, figura, Mazzini F., a cura di, Mimesis, Milano-Udine, 2008.  Xenakis, I. Musica. Architettura, Lionello L., Secco G. Varese A., a cura di, Spirali, Bologna, 2003.  Capanna, A. Le Corbusier. Padiglione Philips, Bruxelles, Testo e Immagine (Universale di architettura), Torino, 2003.  La filmografia di Cronenberg, specie Videodrome (1983), eXistenZ (1999) e Crime of the Future (2022).

BIOGRAFIA

Marcello Barison insegna Estetica alla Libera Università di Bolzano. Ha completato gli studi di dottorato presso l'Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) di Napoli in collaborazione con l'Albert-Ludwigs-Universität di Freiburg im Breisgau. Dal 2015 al 2019 è stato Assistant Professor of Philosophical Perspectives presso l'Università di Chicago. Ha insegnato e tenuto conferenze in numerose università italiane e straniere, tra cui la Columbia University di New York, l'Università di Buenos Aires e la Jiao Tong University di Shanghai. Oltre alle lezioni e alle pubblicazioni sulla filosofia continentale del XX secolo, ha scritto sull'arte, la letteratura e l'architettura contemporanee. Tra le sue principali pubblicazioni ricordiamo: La Costituzione metafisica del mondo (2009); L'opera e la terra. La questione dell'arte nel pensiero di Heidegger (2011); "Un sentore di trementina". Piccola teoria del romanzo (2020); En el umbral de la nada (2022), dedicato all'opera di Mark Rothko; Sul Concomitante. Metafisica e tecnica della violenza (2023).
Dispositivi di profanazione. Il caso di Disobedience Archive
MARCO SCOTINI

Non c’è mostra che non sia politica, inevitabilmente: al di là del contenuto espresso. Il discrimine è semmai tra mostre che sviluppano una politica a carattere emancipatorio (come esperimento, come promessa, come trasformazione) e mostre dal carattere egemonico (in senso gramsciano) il cui compito è legittimare l’ideologia dominante. Questa premessa si impone nel momento in cui, qui, parliamo di immaginario politico, facendo riferimento a mostre antagoniste che sfidano le narrative ufficiali e aprono spazi di dissenso. Compito di Disobedience Archive (delle immagini video e filmiche che lo compongono) è anche quello di rivelare il carattere mediatizzato della storia. Quali sono i documenti contenuti nell’Archivio? Il progetto Disobedience è un’indagine sulle pratiche di attivismo artistico che sono emerse dopo la fine del modernismo, inaugurando nuovi modi di essere, di dire e di fare. Un diverso tipo di rapporto tra arte e politica caratterizza l’attuale fase del capitalismo, in cui è impossibile comprendere i cambiamenti radicali della società se non attraverso la trasformazione dei linguaggi che essa produce e ha prodotto come soggetto politico e oggetto mediatizzato.

Scotini M., Elisabetta Galasso (a cura di), Politics of Memory, Archive Books, Berlino 2015. Scotini M., Artecrazia. Macchine espositive e governo dei pubblici, DeriveApprodi, Roma 2016. Scotini M., Utopian display. Geopolitiche curatoriali, Quodlibet, NABA Insights, Roma, 2019. Scotini M., L’Inarchiviabile. L’archivio contro la storia, Meltemi, Milano, 2022. Scotini M., “Not a Just Exhibition, But Just an Exhibition. The Case of Disobedience Archive”, in Cătălin Gheorghe & Mick Wilson (a cura di), Exhibitionary Acts of Political Imagination, della serie “Vector – critical research in context”, Editura Artes (the Publishing House of the Arts University in Iasi), PARSE Journal, Università di Gothenburg, 2021. Scotini M., Disobedient Images. Autonomia and the Politics of Representation, in “Open! Platform for At, Culture & The Public Domain”, 2013, on-line: https://onlineopen.org/disobedient-images

BIOGRAFIA

Marco Scotini è curatore, scrittore e critico d'arte italiano con sede a Milano, dove è direttore artistico del FM Center for Contemporary Art e responsabile del Dipartimento di Arti Visive della NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. Ha collaborato con istituzioni artistiche quali Documenta, Manifesta, Van Abbemusuem, SALT, Muse Reina Sofia, Castello di Rivoli, Nottingham Contemporary, MIT, Raven Row, Ludwing Múzeum Budapest, MSU Zagreb e Bildmuseet Umed. Ha curato il Padiglione albanese alla Biennale di Venezia nel 2015 e ha co-curato tre edizioni della Biennale di Praga, nel 2003, 2005 e 2007. Il suo progetto "Archivio della disobbedienza" ha viaggiato per 10 anni in diversi Paesi europei, Stati Uniti e Messico. È stato direttore artistico dell'Archivio Gianni Colombo dal 2004 al 2016, organizzando mostre retrospettive del lavoro di Colombo alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum Graz, alla Haus Konstruktiv Zurich e al Castello di Rivoli insieme a Carolyn Christov-Bakargiev. Dal 2014 è responsabile del programma mostre del Parco Arte Vivente (PAV) di Torino.
"Dear Harald Szeemann: Who the hell are you calling a whore?” Notes sul display femminista
ELVIRA VANNINI

L’intervento intende analizzare le forme e le strategie del display femminista, i contro-modelli espositivi e le narrazioni, elaborate a partire dagli anni ‘70 e oggi riposizionate rispetto alla discussione internazionale sulla genderizzazione dell’exhibition-making (o “feminist curating”), in un intreccio di iniziative artistiche, comunitarie e pedagogiche - esposizioni, workshop, festival, camping e raduni - generando nuove epistemologie e narrative contro-egemoniche. L’analisi di diversi casi studio, da In♀Akt Manifesto: The Femifest, a Both Side Now: an International exhibition integrating Feminism and Leftist Politics, curata da Lucy R. Lippard presso Artemisia Gallery (Chicago, 1979), alle esperienze del Gruppo Immagine di Varese e la partecipazione alla XXXVIII Biennale di Venezia del 1978 con la produzione di un suggestivo environment, Dalla creatività femminile come maternità-natura al controllo (controruolo) della natura, fino a Comrade Woman: Women’s Question – A New Approach? (Drug-ca Žena: Žensko Pitanje – Novi Pristup?) dello stesso anno a Belgrado, per citarne alcune, ricostruiscono la sintassi espositiva da una prospettiva femminista: “situated and embodied knowledges”, pensare con il corpo e femminilizzazione dello spazio, decostruzione del paradigma eurocentrico e patriarcale della narrazione modernista.

B78: Gruppo Femminista “Immagine” Varese, Gruppo Donne/Immagine/Creatività /Napoli, 38ma Esposizione Internazionale d’Arte: dalla natura all’arte dall’arte alla natura, La Biennale, Venezia, 1978.
Lippard Lucy R., From the Center: Feminist Essays on Women’s Art, Dutton, New York, 1976. Richard N., Masculine/Feminine. Practices of Difference(s), Duke University Press, Durham & London, 2004. Pejić B. (ed.), Gender Check. Femininity and Masculinity in the Art of Eastern Europe, ERSTE Foundation, Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig, Vienna, Verlag der Buchhandlung Walther König, Köln, 2010. Butler C., From Conceptualism to Feminism: Lucy Lippard’s Numbers Shows 1969–74, Exhibition Histories, Afterall Books, London, 2011. Morris C., Hockley R., We Wanted a Revolution. Black Radical Women, 1965-85: A Sourcebook, Duke, University Press, Durham, New York, 2017.

BIOGRAFIA

Elvira Vannini è storica e critica d'arte. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell'arte contemporanea presso l'Università di Bologna. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni, università e accademie, tra cui IULM (2011-12), Master in Studi e Politiche di Genere, RomaTre (2020). Dal 2010 tiene i corsi di Storia dell'arte moderna, Storia delle mostre e dei sistemi espositivi, Laboratorio di allestimento e Museologia, all'interno del Dipartimento di Arti Visive della NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. Ha un forte interesse per la critica e il discorso femminista che abbraccia diversi contesti geografici e temporali. La sua attenzione si estende alla storia dell'esposizione e alla sua interazione con le istituzioni, in particolare nel contesto delle dinamiche di razza, classe e genere. Il suo obiettivo generale è quello di contribuire alla decolonizzazione della storiografia artistica, sfidando le basi eurocentriche e incorporando narrazioni femministe e postcoloniali. Dal 2017 ha fondato il blog/magazine hotpotatoes (www.hotpotatoes.it) dedicato alle relazioni tra arte, genere e politica attraverso l'analisi dei complessi espositivi, da una prospettiva femminista.
Dispositivi artistici per una vita non fascista
MARCELO EXPÓSITO

Il noto prologo che Michel Foucault scrisse per l'edizione statunitense dell'Anti-Edipo era intitolato: "Introduzione alla vita non fascista". In questo intervento voglio proporre, attraverso il mio lavoro e altri progetti esterni o collettivi in cui sono stato coinvolto, come la pratica artistica possa consistere nell'invenzione di modi costruttivi (tecniche, come chiedeva Walter Benjamin) per essere e vivere diversamente (modi alternativi di soggettivazione, come richiesto da Félix Guattari). Produrre a noi stessi in modo emancipato significa oggi, ancora una volta nella storia, vivere in modo antifascista.

Michel Foucault, "Introduzione alla vita non fascista". https://www.dcuci.univr.it/documenti/OccorrenzaIns/matdid/matdid574214.pdf
Félix Guattari, "Le tre ecologie". http://www.euronomade.info/?p=13630
Marcelo Expósito, "Contro l'autoritarismo della storia e contro la storia dell'autoritarismo". https://operavivamagazine.org/contro-lautoritarismo-della-storia/
Marcelo Expósito, "Commenti sulla violenza illustrata". https://www.accademiaspagna.org/marcelo-exposito-processi-150/?lang=it
Marcelo Expósito, "New Babylon: Whether or Not to Appoint a Work as Art is a Tactical Decision". https://muac.unam.mx/assets/docs/folio_086_marcelo_exposito.pdf

BIOGRAFIA

Marcelo Expósito è artista e critico culturale, residente presso l'Accademia di Spagna a Roma (2022-2023) e NABA Visiting Professor, il suo lavoro è stato oggetto di mostre personali e recenti retrospettive in sedi quali La Virreina Centre de la Imatge a Barcellona, il FICUNAM 11 International Film Festival, il Museo Universitario de Arte Contemporáneo (MUAC) e il Centro Cultural de España a Città del Messico e il Parco Arte Vivente (PAV) a Torino. Ha esposto in mostre collettive come Aperto '93 della Biennale di Venezia, la 3ª Biennale d'Arte Contemporanea di Berlino, la Biennale Europea Manifesta 8 di Murcia e presto la 16ª Biennale di Cuenca (Ecuador). Si è esibito con il gruppo teatrale argentino La Columna Durruti al Festival Iberoamericano de Teatro (FIT) di Cadice, al Festival de Otoño di Madrid, al Santiago a Mil di Santiago del Cile e al Festival Internacional de Buenos Aires (FIBA). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Walter Benjamin, productivista (2013), Conversación con Manuel Borja-Villel (2015) e Discursos plebeyos (2019). Impegnato nei movimenti sociali per diversi decenni, è stato segretario del Congresso e deputato presso le Corti generali spagnole (2016-2019).
Overexposed Architecture
Roberto Gigliotti

Overexposed Architecture” refers to a survey of 21st century architecture exhibitions (2000-2020), as the result of the three-year research project “Arch-Dis. Architecture in the age of display” conducted by Roberto Gigliotti at the Free University of Bolzano, with the collaboration of Nina Bassoli and the advice of Léa-Catherine Szacka and Davide Tommaso Ferrando. In this presentation we assume that «if architecture exhibitions were once only a reference to something else, the architecture exhibition is now the referent, whose traces become more important than the event itself», to quote Szacka. But what exactly are these traces? What, in fact, do architecture exhibitions produce today? We will articulate a series of possible answers around five tentative categories as promises, spaces, images, transgressions and transformations.

 
Altshuler B., Salon to Biennial. Exhibitions that Made Art History, Vol.1 1863-1959, Phaidon, 2008. Arrhenius T., Place and Displacement. Exhibiting Architecture, Lars Müller Publisher, 2014. Borasi G. (ed.), The Other Architect: Another Way of Building Architecture, Spector Books, 2015. Cordin G., Duarte H., Ferrando D. (eds.), Expanding Spatial Narratives. Museums, Exhibitions and Digital Culture, Mousse Publisher, 2022. Ferguson B., Greenberg R., Nairn S. (eds.),Thinking About Exhibitions, Routledge, 1996. Filipovic E., Van Hal M., Øvstebø S. (eds.), The Biennial Reader, Hatje Cantz Verlag, 2010. Gigliotti R. (ed.), Displayed Spaces. New Means of Architecture Presentation through Exhibitions, Spector Books, 2014. Hoffmann J., In the Meantime: Speculations on Art, Curating, and Exhibitions, Sternberg Press, 2020. Kossmann H., Mulder S., Den Oudsten F. (eds.), Narrative Spaces: On the Art of Exhibiting, Nai Uitgevers Pub, 2012. Log #20 – Curating Architecture, Anyone Corporation, 2010. Oase 88 – Exhibitions. Showing and Producing Architecture, 2012. Pelkonen E. L., Exhibiting Architecture. A Paradox?, Yale School of Architecture, 2015. Watson F., The New Curator: Exhibiting Architecture and Design, Routledge, 2021.

BIOGRAFIA

Roberto Gigliotti is Associate Professor of Interior Architecture and Exhibition Design at the Faculty of Design and Art at the Free University of Bozen/Bolzano. He works in museography with a specific focus on architectural display practices. He is vice president of the Bolzano ar/ge kunst Kunstverein and has co-curated several projects of the cultural association Lungomare, also in Bolzano. His book Overexposed Architecture 2000-2020. Twenty years of architecture exhibition will be published in 2023 by Spector Books in Leipzig. With Nina Bassoli he edited issue 123 of Turris Babel magazine entitled “In Public Space” (2021). He is currently principal investigator of the research project "Curating Bolzano fascist legacies. A sustainable approach to a city's dissonant heritage" and a member of the iNEST (Interconnected Northeast Innovation Ecosystem) consortium funded by PNRR funds in which she is in charge of the spoke "Positioning and re-positioning narratives and images of destinations in contemporary trans-media tourism discourses.”
La stanza sovraesposta
DAVIDE TOMMASO FERRANDO

La recente diffusione delle piattaforme di streaming ha introdotto una nuova serie di pratiche all'interno dell'ambiente domestico. Interni privati, adeguatamente messi in scena, diventano il supporto spaziale per la produzione e la trasmissione di contenuti online, trasformando i loro occupanti in figure pubbliche la cui persona è costruita attraverso gli oggetti mediatici esposti nelle loro stanze di streaming. La conferenza propone un'interpretazione della sala streaming come un particolare tipo di spazio espositivo, sempre mediato dalla superficie dello schermo digitale.

Giovanna Borasi (ed.), A Section of Now: Social Norms and Rituals as Sites for Architectural Intervention, Spector, Leipzig, 2021. Mariabruna Fabrizi, Fosco Lucarelli, Inner Space, Lisbon Architecture Triennale, Lisbon, 2019. Paul Preciado, Pornotopia: An Essay on Playboy's Architecture and Biopolitics, Zone, New York. 2014. Space Caviar (ed.), SQM the Quantified Home: An Exploration of the evolving identity of the home, from utopian experiment to factory of data, Lars Müller, Zürich. 2014.

BIOGRAFIA

Davide Tommaso Ferrando è critico di architettura, ricercatore e curatore, particolarmente interessato alle intersezioni tra architettura, città e media. M.Arch in Advanced Architectural Design presso l'ETSA di Madrid e Ph.D in Architecture and Building Design presso il Politecnico di Torino, è attualmente assegnista di ricerca presso la Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano.
Teoria del display rotto ovvero racconto di come distruggere una finestra
VINCENZO ESTREMO

Dall'ipermedializzazione seguita alla rivoluzione digitale, gli spazi urbani si sono riempiti di schermi e le installazioni multimediali ricordano gli esperimenti di archeologia dei media e di videoarte degli anni Sessanta/Settanta. Questo intervento intende riflettere sulla mutata funzione degli schermi nello spazio pubblico, proponendo inoltre tattiche di resistenza contro l'ipertrofica mediatizzazione.

L'intervento parte dalla teoria delle finestre rotte di James Q. Wilson e George L. Kelling per collegare la gentrificazione dello spazio pubblico all’ipermediatizzazione, con l'obiettivo finale è quello di sottolineare le contraddizioni della produzione artistica e mediatica contemporanea. L’intervento è inteso come breve tutorial storico-politico su come autodifendersi e riappropriarsi dello spazio pubblico, attraverso la distruzione del display.

BIOGRAFIA

Davide Tommaso Ferrando è critico di architettura, ricercatore e curatore, particolarmente interessato alle intersezioni tra architettura, città e media. M.Arch in Advanced Architectural Design presso l'ETSA di Madrid e Ph.D in Architecture and Building Design presso il Politecnico di Torino, è attualmente assegnista di ricerca presso la Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano.
L'inesauribile superficie delle cose. Vetrine, inquadratura cinematografica e loro esposizione
ANNA FRANCESCHINI

La vetrina, dalla metà dell'Ottocento in poi, incarna la manifestazione del consumo sotto forma di immagine. Nel sistema di relazioni che si stabiliscono tra le merci esposte si può rilevare una tensione cinematografica, un diffuso cinématisme. Questo aspetto fa emergere la vetrina come un ulteriore schermo, parte della pletora di superfici che, sempre più spesso, popolano l'architettura urbana. Allo stesso tempo, l'inquadratura cinematografica è spesso debitrice di modalità di disposizione degli elementi proprie degli spazi di consumo. Questo intervento si propone di confrontare le architetture del consumo e il dispositivo cinematografico per rilevarne la contiguità. Indagherà da un lato la natura filmica dello spazio architettonico, dall'altro attraverserà lo spazio dell'inquadratura nella sua tridimensionalità. Partendo dalla concettualizzazione della materialità della superficie dell'immagine proposta, tra gli altri, da Giuliana Bruno e dall'intuizione dello spazio espositivo come campo di forze proposta dall'architetto e teorico Frederick Kiesler, si cercherà di attraversare la dimensione superficiale dell'esposizione di beni ed elementi nel fotogramma cinematografico, con lo scopo di portarne alla luce le ideologie nascoste.

Bruno, G., Surfaces. Matters of Aesthetics, Materiality and Media, University of Chicago Press, Chicago 2014. Kiesler, F., Contemporary Art Applied to the Store and its Display, New York, Brentano 1930.

BIOGRAFIA

Anna Franceschini è dottoressa di ricerca in Visual and Media Studies (Università Iulm di Milano). La sua tesi di dottorato si concentra sull'intersezione tra le modalità di esposizione di opere d'arte, immagini in movimento e merci e, allo stesso tempo, esplora il cinema come strategia di exhibition design. I suoi campi di ricerca sono l'archeologia dei media, l'exhibition design e gli ambienti mediali. È regista e artista visiva e il suo lavoro è stato esposto in istituzioni e festival internazionali. È stata ricercatrice artistica presso AN-ICON / ERC Advanced Grant An-Iconology: History, Theory, and Practices of Environmental Images (Direttore: Andrea Pinotti), Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Filosofia "Piero Martinetti" ("0"2/"3) e borsista della Pollock Krasner Foundation (2022). Attualmente è docente a contratto presso l'Università Iulm, Dipartimento di Comunicazione, arti e media, Facoltà di Arti e turismo.
Discourse and display. I meme tra esperienza e artificazione
VITTORIO PARISI

L’apparizione dei meme ha inaugurato modi di comunicare, interagire e creare inediti: da semplici “immagini divertenti”, o eredi delle vignette, negli anni i meme hanno assunto un ruolo sempre più centrale e autonomo, tanto nelle conversazioni quotidiane, quanto nella creazione artistica. Ciò accade perché, nella sua icasticità, un meme può funzionare come locuzione o proposizione, come reazione o risposta a una domanda, come commento o analisi di un qualunque fatto, anche complesso: una specie di semio-pastiglia solubile che, una volta immessa nel display e nel discorso, è in grado di rilasciare una dose espansiva di senso e informazioni. Lo stesso vale per i risvolti artistici dell’apparizione dei meme: dall’essere creazione fondamentalmente anonima e esclusivamente umoristica, frutto del grande inconscio collettivo di internet, il meme funziona sempre più come un readymade o un found object digitale, diventando l’opera di uno o più individui con una precisa agenda politica, talvolta con una propria cifra stilistica, e dunque riconoscibili in quanto autori, se non veri e propri artisti e attivisti digitali. Una delle domande possibili è se l’immissione dei meme nel linguaggio corrente e nell’esperienza dell’arte implichi un arricchimento o un impoverimento di questi ultimi: da un lato si è aperta una breccia in un territorio di combinazioni potenzialmente infinite, dall’altro questo territorio rimane confinato alla sfera (ancorché immensa) dell’ironia. Partendo dal caso specifico di MEME MANIFESTO, mostra del collettivo Clusterduck presso la Villa Arson a Nizza (2022), e ripercorrendo le tappe salienti del dibattito italiano e internazionale sulla memetica e la “memestetica” (Tanni, 2020), questo intervento intende esplorare le possibili condizioni di esistenza dei meme oggi: dall’essere semplici funny pics, all’assumere le forme (visive, letterarie, sonore, etc.), i registri e le estetiche più varie; dalla circolazione anonima su forum online e social media, all’esposizione in centri d’arte contemporanea.

Clusterduck, The Detective Wall Guide. Ljubljana: Aksioma, 2021. Lolli, A., La Guerra dei meme. Fenomenologia di uno scherzo infinito. Firenze: Effequ. 2017. Lovink, G., Le Paludi della piattaforma. Riprendiamoci Internet. Roma: Nero. 2022. Salvia, M., Interregno. Iconografie del XXI secolo. Roma: Nero, 2022. Tanni, V., Memestetica. Il settembre eterno dell'arte. Roma: Nero, 2023. Tanni, Valentina, Exit Reality. Roma: Nero, 2023.

BIOGRAFIA

Vittorio Parisi è ricercatore e curatore. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore di Studi e Ricerche presso Villa Arson a Nizza. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Estetica presso l'Università Panthéon-Sorbonne di Parigi, dove si è specializzato nel rapporto tra arte e spazio urbano.

 

Gli ultimi umani rimasti online, una breve storia su come sopravvivere in una realtà simulata
SILVIA DAL DOSSO (CLUSTERDUCK)

Dopo anni di targetizzazione emotiva, fake news, “troll farm”, deepfake e complotti strumentalizzati dalla propaganda, non solo ci troviamo in uno stato di sospetto permanente, ma l’adattamento ci ha portato a muoverci da un universo finzionale all’altro come se il mondo online fosse un gigantesco LARP che dilaga nelle nostre vite quotidiane. Cosa succede quando la nostra realtà diventa ipermediata? E come hanno reagito le comunità online, soprattutto coloro che vivono “cronicamente online”? Come ci si muove in un universo dove tutto potrebbe essere falso? Cerchiamo di capirlo insieme, tra assistenti robotiche, fake influencers, AI Generative e l’incessante lavoro di ricerca e archiviazione del collettivo Clusterduck.

Anastasia (Denisova) Bertazzoli, Internet Memes and Society: Social, Cultural, and Political Contexts, Routledge, 2019.
An Xiao Mina, Memes to Movements: How the World's Most Viral Media Is Changing Social Protest and Power, Beacon Press, 2019. Benjamin H. Bratton,The Stack On Software and Sovereignty, The MIT Press, 2016.
Erica Lagalisse, Occult Features of Anarchism: With Attention to the Conspiracy of Kings and the Conspiracy of the Peoples, Kairos, 2019. Olia Lialina & Dragan Espenschied, Digital Folklore, Merz & Solitude, 2009. Gary Lachman, Dark Star Rising: Magick and Power in the Age of Trump, Tarcherperigee book, 2018. Gabriella Coleman, Hacker, Hoaxer, Whistleblower, Spy: The Many Faces of Anonymous, Verso Books, 2015. Whitney Phillips, This Is Why We Can't Have Nice Things. Mapping the Relationship between Online Trolling and Mainstream Culture, The MIT Press, 2015. Piia Varis, Conspiracy theorising online: Memes as a conspiracy theory genre, Tilbur Papers in Cultural Studies, 2019. Hua Nie, Memes, Communities, and Continuous Change: Chinese Internet Vernacular Explained, Diggit Magazine, 2018. Geert Lovink & Marc Tuters, Rude Awakening: Memes as Dialectical Images, Institute of Network Cultures, 2018. Geert Lovink, Stuck on the Platform: Reclaiming the Internet, Making Public, 2022. Trad. it. Le Paludi della Piattaforma, Nero, 2022.
Valentina Tanni, Memestetica, Nero, 2020. Valentina Tanni, Exit Reality, Nero, 2023.
Le interessate e gli interessati sono invitati a scrivere a hello@clusterduck.space per essere aggiunte e aggiunti alle chat di ricerca Telegram.

BIOGRAFIA

Silvia Dal Dosso è una creativa multidisciplinare e una ricercatrice di tecnologie digitali e sottoculture web. Nel 2016 ha co-fondato Clusterduck, un collettivo artistico che opera nei campi della ricerca, del design e della transmedialità. Con Clusterduck ha co-creato mostre collettive e installazioni interattive come #MEMEPROPAGANDA e Meme Manifesto e pubblicazioni come "The Detective Wall Guide" (Aksioma, 2021). Scrive regolarmente di arte, tecnologia e di come sopravvivere ad essa, su Domus, Not, INC Longform e altri.
 
Clusterduck è un collettivo interdisciplinare che lavora nei campi dei new media studies, del design e del transmedia, indagando i processi e gli attori che stanno dietro alla creazione di contenuti basati su Internet. Attualmente Clusterduck sta sviluppando Meme Manifesto, un progetto transmediale che esplora collettivamente i significati occulti e le potenzialità comunicative della simbologia memetica. Negli ultimi 7 anni Clusterduck ha anche creato le mostre partecipative #MEMEPROPAGANDA e #MEMERSFORFUTURE, indagando il ruolo della memetica in tempi di post-verità e nel movimento globale per la giustizia climatica. Le opere di Clusterduck sono state esposte ad Ars Electronica, Villa Arson Nice, The Influencers, Werkleitz Festival, Impakt Festival, re:publica, Arebyte, Greencube Gallery, Tentacular Festival, IFFR, Radical Networks.