Campus NABA, 15-19 Dicembre 2008
ANIMATED SATIRICAL SKETCHES: satira animata in 2D, ironia diffusa tra i partecipanti
A cura di Michele Cavaliere
Dal 17 al 19 dicembre
Il workshop è volto alla discussione creativo-satirica, alla realizzazione di una o più brevi animazioni umoristiche, ad approfondimenti concettuali sullo sviluppo della satira animata. Un incontro di tre giorni per immergersi nella vera dinamica satirica; un laboratorio sul concetto e sull'applicazione di questo tipo di linguaggio nell'animazione 2D. Le animazioni saranno dedicate al Darwin Day, celebrazioni dell’arcinoto naturalista che si terranno allo scadere dei duecento anni dalla nascita, vale a dire il 12 febbraio del 2009.
Il workshop è consigliato a chi intende migliorare anima e azione.
Michele Cavaliere è nato a Bolzano nel 1969 in un ex campo di concentramento. Bambino iperattivo, viene "sedato" dalla madre solamente con penne colori e fogli: farlo disegnare era l'unico modo per tenerlo fermo. Quindi disegna sempre. A 15 anni comincia a lavorare per giornali locali come vignettista satirico, attività che ha sviluppato fino ad oggi collaborando negli anni con molte testate, tra le quali Cuore, Linus, alcuni periodici Rizzoli, Rai3, Virgilio, City ecc.
Lavora come illustratore per vari progetti, sia editoriali sia commerciali (Mondadori, editori minori, Nike store,Tucano ecc). Ha realizzato un cortometraggio animato contro l'AIDS per la Cooperazione Italiana in Mozambico, ha partecipato a vari concorsi internazionali di umorismo e satira ottenendo premi e segnalazioni, fa spettacoli dal vivo (vignette giganti live) e dagli anni Novanta, dopo l'esperienza a Fabrica, approfondisce linguaggi sperimentali anche attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie (ultima la sua webtv "mitele" su streamit.it). È rappresentato a Milano dalla galleria "Glauco Cavaciuti Arte", che presenta e vende la produzione di bookpages, visibile nel sito michelecavaliere.com, entrando nella gallery.
(Per riassumere le tappe significative del suo percorso, Michele ama descriversi con una sua frase: "Vivo sognando, e un giorno mi sveglierò morto").
A cura di Giovanna Silvestro e Gianluca Tarasconi, di centro umanista ComunicAzione
A partire dalla Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza del 2009, viene sviluppato un incontro atto a scoprire la radice della violenza personale e di quella sociale, e ad acquisire strumenti, personali, su come fornire, attraverso l’espressione artistica, una risposta nonviolenta. Una risposta che cominci dalla vita quotidiana di ognuno per allargarsi fino a incidere sulla società.
Il workshop prevede la realizzazione di contribuiti per una Marcia Mondiale che celebri appunto pace e nonviolenza.
Giovanna Silvestro è responsabile del centro umanista ComunicAzione e di molti progetti di Sviluppoumano onlus in Senegal (www.sviluppoumano.it).
Ha ricoperto il ruolo di responsabile de “la comunità per lo sviluppo umano” (www.lacomunita.net).
Gianluca Tarasconi è ingegnere e ricercatore presso CESPRI-Bocconi (centro per la ricerca in economia dell’innovazione); è socio fondatore dei progetti area India di Sviluppoumano onlus e responsabile del centro umanista La Svolta (www.lasvolta.org).
È stato responsabile dell’équipe eventi nel forum umanista europeo “la forza della nonviolenza” (www.humanistforum.eu).
A cura di Isabella Bordoni
Il 15 e 16 dicembre
Il workshop è un’introduzione al lavoro di drammaturgia poetica e una riflessione intorno all’atto di creazione, ottenuti, il lavoro e la riflessione, viaggiando tra annotazioni e rimandi letterari, filosofici, visivi e sonori, per comporre lo sguardo attraverso i paesaggi inquieti del Novecento.
Isabella Bordoni, riminese, è impegnata artisticamente dalla metà degli anni Ottanta. Nel 1985 fonda la compagnia teatrale Giardini Pensili, che ha diretto fino al 2000.
Nel 1988/89 studia tecnica vocale con Gabriella Bartolomei, e nel 1999 crea, con il compositore Rupert Huber, il duo Shadow 44/48, con cui realizza “Postulato intorno all'ombra/Über die Möglichkeiten”, produzione radiofonica Orf Kunstradio, Vienna (Austria), 1999; e “Dialoghi sull'Apparenza/ Zwiegespräch überden Anschein”, e sempre nel 1999 un’altra produzione radiofonica Orf Kunstradio.
Nel 2001, conclusa definitivamente l’esperienza umana ed estetica con Giardini Pensili, fonda IB_Project for the Arts/Progetto per le Arti, a nomadic platform, piattaforma di pensiero, ricerca e lavoro artistico.
Dal 2006 è docente alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, per il master D3D- Digital Environment Design.
Nel 2008 progetta e conduce “dis-trance, relazioni minime intorno alla tragedia”, ancora per NABA e Limes (Conservatorio Verdi di Milano).
Riceve commissioni da enti radiofonici europei e partecipa a festival e rassegne di teatro, poesia, arte.
A cura di Matteo Guarnaccia
Dal 15 al 17 dicembre
Un impegno di tre giorni che descrive il look come arma contundente/ottundente, perché la storia non è fatta di sole autostrade, ma anche di viottoli e stradine, da dove per altro si ha spesso una migliore visuale.
Seguendo il pendolo degli opposti, il seminario tratta l’influenza delle subculture nella moda. È un viaggio nella sovversione tessile dal Settecento a oggi, tra chi voleva cambiare il mondo e chi soltanto il proprio guardaroba, fra l’Ordine e il disordine, il Nudo e spogliato, il Lungo e il corto, il Largo e lo stretto, il Colore e la monocromia e infine l’Autosoddisfazione e l’autolesionismo.
Si va dalla calzamaglia attillata al pantalone largo calato; dagli Incroyables della Rivoluzione francese ai Mods della Swinging London. E poi ancora dagli Skaters americani agli Zazou parigini. Ancora, la Volante Rossa e i Dandies, i Paramilitari e i “Balabiot”, gli Hippies e i Punk, su su fino alle minoranze etniche e al Fetish.
I materiali d’uso sono carta e colori, stoffe, gomitoli di lana, gommapiuma, materiale da taglio e cucito per la realizzazione di burattini, che dovranno rappresentare alcuni dei soggetti o temi sopra indicati.
Matteo Guarnaccia è Psycoartista, performer, saggista attivo dai primissimi anni settanta; inizialmente grafico e disegnatore di tavole a fumetti, è di questo periodo la pubblicazione della rivista eliografata "Insekten Sekten"; ma collabora in parallelo a moltissime altre riviste alternative dell'epoca.
Dopo una breve sosta nei primi anni Ottanta, ritorna in piena attività dal 1985 in avanti come disegnatore e illustratore, pittore, performer, saggista e organizzatore di eventi. Le sue opere grafiche sono state esposte in Italia, Stati Uniti, Giappone, Olanda, Germania, Spagna, Svizzera. Nel campo musicale si ricordano le collaborazioni con la Toast Records per la compilation Oracolo (album)1989) e con la band di rock italiano Timoria, in occasione di "El Topo Happening" (il 17 dicembre 2001 al Leoncavallo di Milano). In questa occasione partecipò anche il poeta torinese Gianni Milano con una performance live particolarmente visionaria. Guarnaccia è considerato uno dei più attenti osservatori italiani di culture marginali, alternative, underground.
A cura di Cat Mazza
Dal 17 al 19 dicembre
Il workshop investigherà le trasformazioni dell’artigianato all’interno della cultura hobbistica, nei nuovi media e nell’arte contemporanea, per dare sviluppo a un progetto fra le vie di Milano. Si discuteranno le strategie del cosiddetto “craftivism” (parola che combina i lemmi inglesi per “artigianato” e “attivismo”), per lanciare un messaggio collettivo che prenderà forma in una installazione pubblica. Il tema del progetto considererà le trasformazioni subite dai manufatti artigianali nelle società pre-industriali, e gli stessi prodotti esistenti nell’industria globale dell’indumento. I progetti includeranno la fibra come la tecnologia, per esercitare le abilità nel lavoro a maglia, a macchina o manufatto, come pure l’uncinetto. Si adotterà “knitPro”, applicazione gratuita offerta dal web utile a generare modelli, i quali si baseranno su quanto sarà stato raccolto, esemplificato e riassemblato. Gli stessi modelli saranno portati a termine grazie a una macchina per maglieria perforata e prodotti in lana, quindi distribuiti digitalmente come istruzioni per la lavorazione, da aggiungere alla nostra installazione o ad altre nuove.
L’artista Cat Mazza, insegnante all’Università di Boston, svolge un lavoro che combina l’artigianato con i media digitali, esplorando le sovrapposizioni tra fibre tessili, tecnologia e manodopera. Ha esposto al Museo di Arti e Design di New York e alla Garanti Gallery di Istanbul in Turchia. Ha partecipato al New Media Festivals Futuresonic a Manchester nel Regno Unito e al FILE di São Paulo in Brasile, e ha ricevuto il "Digital Communities" nel 2005 all’Ars Electronica di Linz, in Austria. Ha parlato in diverse sedi, fra queste la Scuola di Art Institute di Chicago, il Nuovo Museo d'Arte Contemporanea e la Harvard University.
A cura di Ugo Brancato
Dal 16 al 17 dicembre
Affrontare la lavorazione di tre dei più interessanti materiali contemporanei: la gommapiuma, il cuoio e il bambù.
Si tratta di materie adatte a molteplici utilizzi, che in futuro potranno risolvere molti problemi in fase di costruzione e allestimento. Al workshop si lavorerà in tre gruppi, per fabbricare un uomo e una donna in gommapiuma e poi “vestirli” di cuoio e bambù.
Ugo Brancato è scenografo e costumista diplomato nel 2003, con lode, all’Accademia delle Belle Arti di Brera.
Dal 1995 è impiegato come artistaartigiano, come grafico e responsabile dell’immagine nell’atelier di famiglia, la Brancato s.r.l. Costumi Teatrali di Milano, azienda ufficialmente sulla scena dal 1961, e partecipa (come esecutore di maschere, decorazioni e pitture) alla realizzazione di spettacoli ed eventi rappresentati in tutto il mondo.
A cura di Elena d’Agnolo Vallan
Dal 15 al 17 dicembre
Il tema sul quale gli studenti sono invitati a riflettere e lavorare, con la realizzazione di prototipi o di modelli, riguarda il riciclo di materiali e la creazione di oggetti destinati al mercato dei book shop operanti nei musei o in altre istituzioni culturali.
Si tratta in particolare di riflettere sulla possibile attivazione di un mercato alternativo, di oggetti o gadget per il pubblico, partendo dalla necessità di fornire una destinazione altra, per materiali che le stesse istituzioni utilizzano nella promozione di eventi, così da evitare che finiscano in discarica oppure in altri cicli di rigenerazione altamente inquinanti, o almeno ritardarne la fine.
Il primo spunto propone di pensare in modo creativo al riciclo del PVC utilizzato per striscioni e banner pubblicitari: l’obbiettivo è ideare oggetti d’uso o accessori d’abbigliamento unici, o pensati per piccole serie numerate.
Oltre alla scelta tipologica, che dovrà unicamente rientrare nella sfera del realizzabile nonché dell’economia di produzione, verrà richiesto agli studenti di arricchire il progetto con proposte di packaging dedicato agli stessi manufatti, e di supportare il complesso delle scelte creative con una breve fase iniziale. Questa fase iniziale sarà volta alla ricerca di suggestioni progettuali che, seppure individuali e senza alcun vincolo in qualsivoglia ambito disciplinare e artistico, dovranno essere base per la costruzione di un efficace percorso metodologico e creativo.
Obbiettivo del workshop è la realizzazione di prototipi e del loro “corredo” di presentazione. Per agevolare il lavoro gli studenti sono invitati a presentarsi già con un’idea della suggestione o dello spunto creativo dal quale vorrebbero partire.
Elena d’Agnolo Vallan è architetto Specialista in Scienze e Tecniche del Teatro. È nata a Torino nel 1963 e si è laureata in Architettura al Politecnico della stessa città.
Ha inoltre conseguito la Laurea Specialistica in Scienze e Tecniche del Teatro presso la Facoltà di Design e Arti dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
A cura di Luca Poncellini
Dal 17 al 19 dicembre
DID è una nuova rivista pensata, e non ancora realizzata, per il nuovo mondo, in versione low-cost, che ci intratterrà nei prossimi mesi e anni (il nuovo mondo, non la rivista). Inquietante e sensuale (la rivista, non il nuovo mondo), forse gossip. A cadenza bisettimanale. Il numero zero (i numeri zero) verranno preparati durante il workshop (astenersi perditempo).
Quindi, Tre giorni per pensare/prototipare/produrre/distribuire DID (Design is Dead!).
Luca Poncellini, nato nel 1974, è architetto, ricercatore, webdesigner e membro di Cliostraat (si veda in rete: www.cliostraat.com). Al Politecnico di Milano e a quello di Torino ha conseguito il Dottorato in Storia dell’Architettura e Urbanistica. Con NABA ha tenuto un workshop di illuminotecnica nel 2007 insieme a Stefano Testa (si veda www.naba-design.net/?p=203); ha quindi partecipato a Picnic al tempio, insieme di workshop cui hanno preso parte studenti da tutta Italia (si visiti www.erremix.com/corriere/corriere.hatml), e ha lavorato con Teo Mocchi al progetto Il cielo in una stanza, incluso nel medesimo workshop (per Il cielo in una stanza, si veda www.naba-design.net/?p=605).
A cura di Antonio Barletta
Dal 15 al 17 dicembre
Il workshop di Toni Barletta lavora sulla trasgressione, e sulla trasgressione come avanguardia. Perché senza trasgressione non esisterebbe la moda. Si materializzano l’elogio della maschera, il potere magico dello specchio e l’esplorazione delle differenze.
Sono modi di essere e di vestire, di rappresentare lo spazio e di connotare il tempo. Sono tutti “modi” ricchi di mezzi e di messaggi, di novità e vanità, di progetti e sogni, di protagonisti e di scenari.
Qui, l’essere sconfina e comunica attraverso le apparenze, e sancisce la sua appartenenza a versanti non delimitati, e teorizza e configura mondi possibili. Qui, i corpi sono portatori di nuovi requisiti.
Quando Rei Kawakubo, la cui moda è stata definita “coraggiosa e rivoluzionaria”, presentò per la prima volta una sua collezione a Parigi, per la stampa di settore lo shock fu tale da rasentare la comicità. Il suo lavoro era difficilmente classificabile come “moda”, e i suoi vestiti, carichi di strategia di occultamento, evitavano le convenzionali nozioni di genere.
Il workshop procederà occultando e non solo, elaborando nuovi approcci, sempre finalizzati al travestimento come forma di espressione ma anche di intrattenimento. Si tratterà, se è mai possibile realizzarla, di una trasgressione razionale.
Il primo giorno consisterà nel raccogliere una documentazione il più possibile completa di tutto ciò che negli anni è ruotato intorno al travestimento; dal secondo giorno in poi avrà inizio l’elaborazione sia progettuale sia manuale (di base) di “costumi” come estensioni corporee.
Il workshop sarà un vero e proprio happening, uno show in continua evoluzione.
Dal secondo giorno in avanti, gli iscritti sono tenuti a portare qualsiasi materiale possa rivelarsi utile: dalle stoffe d’avanzo a oggetti di personale interesse, e poi cucitrici, forbici, colle, glitter, cristalli, diamanti, bottiglie eccetera.
Antonio Barletta, vive!
Giovane, ex-studente post laurea, continuamente studioso. Formazione artistica, diversi i campi di intervento.
Interessi differenti, da Divine a Comme des garçones, fino a raggiungere il suo ambito specialistico: la contemporary art…
A cura di Igor Muroni
Con Chiara Parisi e Jean-Christophe Radke, del CIAP (Centre International d'Art et du Paysage de l'Ile de Vassivière)
Dal 16 al 18 dicembre Collaborano all'attività del workshop Frédéric Legros (curator), Alexandra Bordes (assistente artistica e per l'attività editoriale) e Gilles Respriget (regia), staff CIAP.
Michele Daurizio, studente Biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali, NABA.
Il workshop è frutto di un’idea di Igor Muroni e del CIAP, istituzione artistica di primo piano nel pur vario panorama francese e internazionale. Il CIAP si dedica alla sperimentazione, alla produzione e alla ricerca nell’arte contemporanea.
L’attività dei tre giorni inizia con la presentazione del progetto dei Gonflables di Hans-Walter Muller: se ne esporranno la filosofia e le potenzialità di utilizzo.
Installati nella grande corte della NABA, le due strutture gonfiabili saranno oggetto di un approccio sensoriale approfondito da due attività di laboratorio.
La prima attività, curata da Igor Muroni, ha l’obiettivo di produrre un'installazione sonora che rifletta e relazioni creativamente la dimensione interna e la dimensione esterna ai moduli.
La seconda attività, per la cura di Jean- Christophe Radke, vuole invece creare con i partecipanti nuovi elementi o dispositivi gonfiabili.
Il Centre International d'Art et du Paysage de l'Ile de Vassivière si occupa, come accennato, di sperimentazione, ricerca e produzione in campo artistico.
La sua sede, progettata da Aldo Rossi e Xavier Fabre alla fine degli anni Ottanta, si distingue per l’esemplarità della struttura e per il suo inserimento in un paesaggio di grande forza e bellezza.
Nel corso degli anni numerosi artisti sono intervenuti, riuscendo ogni volta a esprimere una nuova trasformazione del camaleontico sito dedicato alle arti. Pierre Bismuth, Nico Dockx, Hubert Duprat, Cyprien Gaillard, Fabrice Hyber, Huang Yong Ping, Koo Jeong-a, Bertrand Lavier, Claude Lévêque, Michelangelo Pistoletto, Gregor Shneider, Tino Sehgal hanno creato progetti site specific, caratterizzando questo spazio come uno dei più sperimentali tra quelli dedicati alla produzione d’arte contemporanea.
Hans-Walter Müller, artista e architetto, è l’inventore dei «Gonflables», architetture d'aria da vivere. Ha aderito al movimento cinetico degli anni ‘60 e da più di trent'anni sviluppa un'architettura nomade, effimera, leggera e semplice da installare: appunto il gonfiabile. Ne ha realizzati un centinaio, per vari eventi, mostre e festival, e per artisti come Jean Dubuffet, Salvador Dalì e Maurice Béjart; importante ricordare la realizzazione di una chiesa di 200 posti del solo peso di 32 chilogrammi, 35 rifugi per i senzatetto, un teatro per le Olimpiadi di Barcellona del 1998, la discesa gonfiabile verso gli Champs-Elysées... Tutti Gonflables. È un habitué del Festival di Vent a Calvi.
Chiara Parisi è storica dell'arte e curatrice, insegna Storia dell'Arte Contemporanea alla facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma. Si è specializzata come curatrice presso l'Accademia di Francia a Roma-Villa Medici, con il ciclo espositivo dal titolo “La Folie de la Villa Médicis”, dedicato all'opera di artisti di nuova generazione. È stata nominata direttrice del Centre international d'art et du paysage de l'île de Vassivière e ha assunto l'incarico nel 2005. Fa parte della commissione per le acquisizioni del Frac Franche Comté e del comitato scientifico della Fondazione Casoli.
Dal Djing e dall'Electronic Music Production, Igor Muroni ha esteso il suo interesse per il suono arrivando come artista nell'ambito della sound art. Si è laureato presso la Facoltà di Architettura di Genova e si è specializzato in Nuove Tecnologie nell'Arte Contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Insegna Analisi e Progettazione degli Spazi Sonori nel Dipartimento di Arti Visive e coordina il Naba Sound presso la NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.
Jean-Christophe Radke si diploma all'Accademia di Belle Arti di Bordeaux con Patricia Falguières. Dal 2006 è incaricato del servizio educativo e dell'artoteca del Centre international d'art et du paysage de l'île de Vassivière. Fortemente impegnato nelle pratiche di mediazione e di trasmissione, attraverso l'azione pedagogica del CIAP mostra la forza dell'arte e intende arricchire la formazione degli studenti irrobustendone lo sguardo, lo scambio e l'esperienza verso la differenza. Dal 2007, Jean-Christophe Radke sperimenta i moduli di Hans-Walter Müller direttamente con gli studenti, permettendo di sviluppare l'utopia di un'architettura alternativa.
A cura di Giovanni Iannella
Dal 17 al 19 dicembre
I read the news today, oh boy ...
About a lucky man who made the grade;
And though the news was rather sad,
Well, I just had to laugh -
I saw the photograph...
Direttamente dalla Design Academy di Eindhoven, Giovanni Iannella conduce un workshop dove l'oggetto fisico di design diventa critica e ragionamento sociale. Pialla, colla, grande utilizzo delle abilità manuali. Imparare facendo. Ma facendo cosa?
Giovanni Innella si laurea nel 2004 in disegno industriale al Politecnico di Torino, e nel 2008 consegue il master in design presso la Design Academy di Eindhoven. Intanto lavora nel campo della comunicazione visiva, si unisce alla E1 dell’Interaction Design Institute di Ivrea, collabora con Id-lab, e tiene numerosi workshop in Europa e Africa. Qui un link interessante per capire i suoi interessi.
A cura di Anna Barbara e Alessandro Guerriero
Con Ludovica Brigalli e Paolo Iannetti
Dal 16 al 18 dicembre
il workshop intende realizzare "vestimobili", ossia abiti in maglia per automobili, che servano a garantire a tale grosso macchinario sempre più familiare e sempre più di culto, il caldo necessario per sopravvivere ai freddi invernali. È una provocazione, s'intende, che parte da NABA e arriverà fino alla Triennale, come intervento di Attivismo durante la mostra Knitting, mostra che si terrà nel marzo del 2009. Durante i tre giorni di Workshop si inventeranno le forme di questi abiti, maglie, tubolari con cui vestire i corpi auto itineranti per la città.
Anna Barbara si è laureata nel 1993 in Architettura. Da sempre si occupa di indagare i rapporti che intercorrono tra architettura e sensorialità, design, moda, arte. Nel 2000 ha vinto la borsa di studio della Canon Foundation presso la Hosei University di Tokyo in Giappone. Ha insegnato alla Kookmin University di Seoul in Corea del Sud, all’Università dell’Immagine di Milano, al Politecnico di Milano per la Facoltà di Disegno Industriale e ha tenuto corsi e lecture in molte Università straniere (Filippine, Stati Uniti, Giappone, Emirati Arabi, Israele, Spagna, Brasile, Francia, Singapore, etc.). È stata nelle giurie di numerosi concorsi internazionali di architettura, design e moda e ha partecipato a biennali e festival con allestimenti e installazioni sul tema dei sensi. Ha fondato nel 1997 lo studio di donne progettiste E123 e dal 2003 il laboratorio di sperimentazione progettuale LAB_ , che svolge attività internazionale. Negli ultimi anni ricerca nell’area della “architessitura”, ossia del rapporto tra spazio e tessuto.
Alessandro Guerriero fonda nel 1976 Alchimia, uno dei gruppi più vitali nell’evoluzione del design italiano di post-avanguardia.
Nel 1982 gli è stato assegnato il “Compasso d’oro”.
Ha pubblicato vari libri tra cui Elogio del Banale, Progetto Infelice, Disegni Alchimia. Sue opere si trovano al Museo d’Arte Moderna di Kyoto, al Twentieth Century Design Collection e al Metropolitan Museum di New York. Ha firmato alcuni progetti d’architettura: Casa della Felicità per la Famiglia Alessi; la Torre Civica di Gibellina; il Museo d’Arte della Città di Gröningen in Olanda. Nel 1995 fa nascere Futurarium, laboratorio didattico dove il progetto ruota attorno alla dissolvenza delle discipline.
Dal 2002 è Presidente e Direttore artistico di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti Milano.
A cura di Marco Scotini e Andris Brinkmanis
Dal 15 al 17 dicembre
Il punto di partenza del workshop è l’archivio “Disobedience” – mostra itinerante presentata a partire dal 2005 a Berlino, Città del Messico, San Pietroburgo, Barcellona, Eindhoven, Nottingham, Karlsruhe e Riga. “Disobedience” raccoglie il lavoro in comune svolto sul campo da decine di artisti e attivisti su scala globale. Il suo archivio va dagli anni Settanta a oggi, e attraversa diversi campi della società e del sapere contemporanei: bioresistenza, urbanistica partecipata, tecniche di controllo, economie alternative, media attivismo, protesta politica, empowerment. La disobbedienza sociale, modus operandi che accomuna tutte queste pratiche, si manifesta soprattutto come costruzione di un nuovo immaginario, di una nuova prassi d’intervento e di una nuova alleanza fra arte e società civile. Adottando un così vasto orizzonte di esempi, il workshop tenta di mettere a fuoco l’idea di azione diretta, come forma base dell’auto-organizzazione utile in tutti i campi del vivere.
I tre giorni di laboratorio si articoleranno nella presentazione dell’archivio, e si avvarranno di video che illustrano diversi esempi di – esemplare - intervento negli spazi pubblici. Si visioneranno anche lungometraggi con tematiche attinenti, come La battaglia di Algeri di Gillo POntecorvo, La grande fuga di John Sturges, Chicken run di Peter Lord e Nick Park e altri ancora. La visione è volta a un’analisi delle retoriche mediatiche utilizzate nel trattare questi argomenti.
Durante il seminario si svolgeranno laboratori di ricerca sulle forme dell’auto-organizzazione, e la ricerca si rivolgerà all’identificazione di dispositivi partecipativi, come free software e utensili tecnologici vari; altri propositi della ricerca sono l’inventario di ambienti urbani realizzati collettivamente, la catalogazione di video, immagini e suoni, di ambienti digitali, testi, un insieme caratterizzato dalla capacità di attivare forme relazionali, di definire processi collaborativi e free knowledge.
L’intero materiale raccolto diventerà una archivio digitale in rete.
Per informazioni, si veda www.disobediencearchive.com.
Critico d’arte e curatore indipendente Laureato in Estetica, dal 1996 al 2003 Marco Scotini è stato allievo di C.L. Ragghianti e membro dell’omonima Fondazione di Lucca. Ha tenuto seminari presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Urbino e presso l’Università Internazionale dell’Arte di Firenze. Come studioso di estetica si è occupato di storia della critica e della storiografia artistica, fornendo importanti contributi apparsi su riviste specializzate. Ha inoltre dedicato saggi alla storia della critica d’arte e alla storia del cinema. Collabora con le riviste Flash Art, Arte e Critica, Artelier, Manifesta Journal, Springerin. È direttore del semestrale “No Order. Art in a post-fordist society”. Come curatore ha realizzato, tra le più recenti, le seguenti esposizioni: “Empowerment”, Museo di Villa Croce, Genova 2004; “Revolutions Reloaded”, Milano-Berlino 2004; “Produciendo Realidad”, Lucca 2004; “Disobedience”, Berlino, Praga, San Pietroburgo, Mexico City, Barcellona, Eindhoven, Nottingham, Karlsruhe, Zagreb, Riga (2005-2008); “Acción Directa”, Prague Biennale 2, Praga 2005; “Cities from Below”, Fondazione Teseco per l’Arte, Pisa 2006-2007; “Direct Architecture. Politic and Space”, Borgovico 33, Como 2007; “Der Prozess”, Prague Biennal 3, Praga 2007. È curatore dell’Archivio Gianni Colombo di Milano. Ha curato le personali di Gianni Colombo presso la Rotonda della Besana (Milano 2006) e la Neue Galerie (Graz 2008). Dirige il Biennio Specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA.
Critico d’arte e curatore indipendente. Nato nel 1978 a Riga in Lettonia, Andris Brinkmanis vive e lavora tra Milano e Venezia. Ha collaborato, fra le altre, con le riviste “ Studija” (LV), “Cultural Forums” (LV). Come curatore ha realizzato le seguenti esposizioni, che fra tutte le sue curatele non sono che una selezione: “October. Exit, memory and desire”, con Marco Scotini, presso la Galleria Artra, Milano, 2007; “Mortals. Anton Corbijn”, Latvian State Art Museum Exhibition hall Arsenals, Riga, Lettonia, 2005; “The Dream Island”, Gallerie “ Noass” e “Betanovuss”, spazio all’aperto AB Dambis, Riga, Lettonia, 2004; “Adaptation. Latvian contemporary art now” Estonian State Art Museum Exhibition hall Rotterman Salt storage, Tallinn, Estonia 2003.
Ha collaborato con il Padiglione Estone per la 52esima Biennale di Venezia e con il curatore Marco Scotini per la mostra “Der Prozess. Collective memory and social history” , per il Prague biennale 4, Praga, Repubblica Ceca, 2007 e “Disobedience archive” presentato all’interno della mostra “Forms of resistance” al Van Abbemueum di Eindhoven, Olanda, 2007, alla Badischer Kunstverein di Karlsruhe, Germania; Museo Nottingham Contemporary, Inghilterra e Riga Art Space in Lettonia, 2008.
A cura di Tatiana
Dal 15 al 17 dicembre
Incontriamo principalmente due strade per sviluppare la conoscenza. La prima, rigorosa e legata a saldi principi, tende a cancellare il nostro egocentrismo e ad annullare ogni tipo di attaccamento materiale alla vita terrena. Evitando ogni contrasto e opposizione, in questa strada ci si lascia trasportare dagli eventi nel tentativo di raggiungere la semplicità, la completa armonia con la propria natura e l’ambiente che ci circonda. Questa strada, nel suo percorso spirituale verso l’illuminazione, tende a isolare l’individuo dal contesto di lotta quotidiana nella e della società, portandolo verso una pacifica solitudine.
La seconda strada fa forza sulle nevrosi, esaspera le emozioni, e tende all’estremo la schizofrenia dei molti “io” che compongono l’individuo.
Spesso si costruiscono ostacoli davanti agli obbiettivi più importanti mantenendoli irraggiungibili, in modo da avere costantemente un palcoscenico aperto dove poter esibire la propria complessità.
Si lavora con la creatività della propria malattia per renderla giorno per giorno un po’ più affascinante delle altre, all’interno di una quotidiana esposizione.
Viviamo in bilico fra queste due strade.
Ritirarsi in solitudine per specchiarsi nei contorni indefiniti del cielo, o resistere nel movimento del caos per specchiarsi negli occhi degli spettatori. Non appena ci si avvicina alla guarigione incomincia la nostalgia per l’infermità.
Obbiettivo del workshop è determinare, attraverso un autoritratto da realizzare secondo le dinamiche che più appartengono a ognuno, la propria posizione in bilico fra le due strade.
Per ritratto si intende una qualsiasi opera, un qualsiasi oggetto che ci possa rappresentare.
Che sia un disegno, una bambola, un vestito, una scultura, una poesia o qualsiasi altro veicolo, non ha importanza.
TATIANA è nato a Milano nel 1977, e ha all’attivo diverse collaborazioni con diversi media. Il suo lavoro nasce nel mondo del fumetto. Attraverso l'esperienza maturata con la casa editrice indipendente Shok Studio (1995/1999), lavora come disegnatore e sceneggiatore.
Successivamente decide di sviluppare la propria narrativa nell'ambito della pittura e del video. Con performance audio/video dal vivo realizza molti spettacoli e concerti affiancato da musicisti di vario genere. Il suo segno e la sua produzione narrativa si concretizzano nel progetto "Una realtà mediata": ricerca della definizione di realtà attraverso l'evento mediatico più significativo del ventesimo secolo: l'omicidio del presidente Americano J.F. Kennedy. Nel 2001 nasce "TATIANATOI", azienda sperimentale di prodotti ludici che, attraverso l'esperienza formata nel mondo dell'immagine e della comunicazione, si inserisce in un contesto di produzione e commercio, proponendo forme e significati solitamente non utilizzati nel mondo del giocattolo. Nel 2006 si trasferisce ad Amsterdam. Qui, in collaborazione con Julia Frommel, apre "GALERIE KNAP", uno spazio espositivo dove poter sviluppare i rapporti coltivati in dieci anni di collaborazione con artisti, musicisti, artigiani e personaggi di varia natura.
www.galerieknap.org
A cura di Massimo Caiazzo
15 e 16 dicembre
Il grande privilegio di vedere i colori è riservato all’uomo e ad alcune specie di animali, come gli uccelli, i rettili, i pesci, gli insetti, ma non alla stragrande maggioranza dei mammiferi, scimmie incluse, in cui la visione cromatica è rudimentale, se non assente.
"A dispetto della sua sedicente superiorità su tutti gli altri animali, l’uomo ha una visione meno elaborata per esempio di un serpente a sonagli, che vede anche l’infrarosso. Avvalendosi dei fotorecettori (alla base del meccanismo percettivo visivo), l’occhio umano riesce a distinguere non più di duecento tinte diverse (Andrea Frova)".
Eppure oggi i computer ci mettono a disposizione milioni di tonalità. Lo sviluppo tecnologico ha profondamente influenzato la nostra cultura sollecitando nuovi approcci al colore. Non è più vero, come lo è stato per secoli, che gli archetipi del colore sono esclusivamente riconducibili alla natura. Anche l’idea di buio si è evoluta: la luce del tramonto introduce alla luminosità artificiale, non più al nero della notte.
Il crescente interesse per l’elemento cromatico può considerarsi la diretta conseguenza del lungo periodo di “negazione del colore” che ha dominato la nostra recente cultura. Più semplicemente, è facile osservare come negli ultimi vent’anni molti di noi abbiano abitato case completamente bianche, vestendosi quasi esclusivamente di nero, vivendo in contesti urbani sempre più grigi. Oggi ci troviamo di fronte a una moltiplicazione vertiginosa degli stimoli cromatici artificiali: viviamo nell’epoca dell’artificio, che ci offre possibilità prima inimmaginabili. Si sta affermando un nuovo senso del colore e quindi una sua nuova percezione.
Parlare di colore significa innanzitutto prendere atto del suo mistero, l’inspiegabile processo di sublimazione che lo rende rito, memoria, simbolo, emozione.
La parola stessa deriva probabilmente dal latino “celare”, che significa “nascondere, occultare”, letteralmente “fare una cosa che non appaia agli occhi altrui”. Questo sottolinea quanto l’aspetto esoterico e misterioso del colore abbia affascinato l’uomo fin dalle sue origini. L’argomento colore può essere analizzato da infiniti punti di vista, perché investe ogni campo del sapere, sia in chiave scientifica che umanistica: dalla filosofia alle scienze naturali, dalla biologia alla medicina, dall’antropologia alla psicologia, dalla fisica alla teoria del colore, dal design all’ergonomia visiva e dall’architettura all’arte.
L’infinita quantità di colori visibili in natura, nell’ambiente costruito e nel mondo virtuale, mostra come l’approccio al colore sia un fenomeno del tutto naturale e al tempo stesso estremamente complesso, e soprattutto non ancora del tutto svelato (neppure dalla scienza).
I colori stimolano emozioni, reazioni inconsce, assumono significati (personali e collettivi) e concorrono a configurare un autentico “meta-paesaggio emozionale”.
"Percepire il colore significa quindi rispondere a regole che dipendono sia dai recettori sia dai rapporti fra stimoli di diversa lunghezza d’onda. Sono questi rapporti, il gioco di giustapposizioni e contrasti che fanno sì che il colore non abbia una valenza assoluta, tanto dal punto di vista percettivo-cognitivo quanto da quello emotivo, come ben sanno architetti e pittori” (Alberto Oliverio)".
Nato a Napoli nel 1966, Massimo Caiazzo vive e lavora a Milano. Lo studio della "nuova percezione del suono e del colore" è il filo conduttore del suo lavoro, che spesso si caratterizza anche per una certa ironia esistenziale. Il suo eclettismo professionale e artistico, improntato alla contaminazione tra le diverse discipline, ha trovato spazio anche in campo industriale, dove Caiazzo è consulente di importanti aziende che affrontano la sperimentazione. Nel ’92 disegna "Swatch the People", l'orologio esposto al Beaubourg di Parigi che celebra i 100 milioni di Swatch prodotti.
Nel 1994 partecipa all'esposizione "La fabbrica estetica" (La nuova generazione del design italiano) al Grand Palais di Parigi e all'Expo International di Taejon in Corea.
Nel 1998 fonda "Collective Intelligence", gruppo interdisciplinare che spazia tra musica e colore. Nel 2005, al Festival della Mente di Sarzana, presenta il workshop "La nuova percezione del colore". Nel 2008 ha ideato, progettato e seguito i lavori del primo intervento di riqualificazione cromatica di un istituto di pena. Basato sullo studio dell’effetto dei colori nella percezione del tempo, il progetto no-profit “Colore al carcere di Bollate” è stato inaugurato a giungo presso la Seconda Casa di Reclusione.
A cura di Enrico Calza
Dal 17 al 19 dicembre
Un workshop che ripropone lo spirito, l’atmosfera, la suggestione, la stravaganza e i tempi del banchetto della corte settecentesca francese di Maria Antonietta, regina di Francia. Il trionfo dei “surtouts”, dei centro tavola decorati e dei biscotti, delle brioches, dei pasticcini, delle torte… realizzati ovviamente con l’ausilio di materiali insoliti o di riciclo.
Classe 1953, Enrico Calza è docente del Corso di attrezzisti teatrali, scenografi-costumisti della Fondazione Accademia Arte Mestieri Spettacolo del teatro Alla Scala di Milano e scenografo presso la Fondazione dello stesso teatro.
A cura di Andrea Volpe (Ospiti d’onore, Mario Marenco e Massimo Martignoni)
Dal 17 al 19 dicembre
Tre giorni per produrre la prima monografia su uno dei grandi maestri del design italiano:
eccitante, sensuale, sconvolgente.
Parole chiave: book-on-demand, archivio, storie incredibili, alto gradimento, Mies, Hilberseimer, colonnello Buttiglione.
Sfida non semplice: in tre giorni si mette a posto l’archivio, si intervista il maestro, si impagina, si compone, cazzeggia, fino a giungere alla spedizione del file a: www.ilmiolibro.it (astenersi deboli di cuore).
Andrea Volpe, architetto, è ricercatore in Progettazione dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura di Firenze. Per un po’ di tempo si divide tra una Fullbright fellowship all’American Academy in Rome e l’Albania, dove partecipa a progetti di disegno e restauro urbano in collaborazione con Formez, Unops, Università di Scutari e Università di Firenze. È tra i fondatori di Altostudio Architettura. Ogni tanto riesce ancora a far perdere lungamente le sue tracce vagando per la Toscana in sella a una vespa 200 cc immatricolata nell’82.
A cura di Oliver Ressler
Dal 15 al 17 dicembre
Ressler illustrerà il movimento dell’alter-globalization alla luce dei diversi progetti sui quali ha lavorato negli ultimi due anni.
In particolare, ha prodotto un video che riprende l’accerchiamento di un’ora operato dalla polizia, a danno dei dimostranti, nel corso della manifestazione contro il World Economic Forum svoltasi a Salisburgo nel 2001. Altre riprese di Ressler, realizzate con Dario Azellini, sono raccolte in “Disobbedienti”. Con Zanny Begg ha invece realizzato “What would it mean to win”, video che immortala il blocco dei manifestanti contro il summit dei G8 avvenuto a Heiligendamm, in Germania, nel giugno del 2007; il lavoro di REssler si concentra in questo caso sullo stato attuale del movimento dell’alter-globalization.
Oliver Ressler con David Thorne ha anche creato insegne da esibirsi durante le manifestazioni, e ha partecipato al progetto di arte collaborativa, autonomamente organizzato, dal titolo “Holy Damn It” (si veda www.holy-damn-it.org), nel corso del quale si sono prodotti 50.000 poster per mobilitare i movimenti di resistenza contro lo stesso summit di Heiligendamm.
Per la Biennale di Taipei del 2008 ha curato la mostra “A world where many worlds fit”, mostra che presenta il lavoro di dodici artisti in accordo col movimento dell’alter-globalization.
Il workshop discuterà le possibilità dell’arte di intervenire nei movimenti politici e, idealmente, la discussione potrà ispirare nei partecipanti al seminario nuovi lavori in riferimento al prossimo summit dei G8, che si terrà in Italia all’isola della Maddalena nel giugno del 2009.
Nato nel 1970 in Austria, Oliver Ressler vive e lavora a Vienna. Produce mostre a tema specifico, progetti in spazi pubblici e video su svariati temi, come il capitalismo globale, le forme di resistenza, le alternative sociali, il razzismo e il riscaldamento globale. Il suo lavoro cerca costantemente di confondere i confini tra arte e attivismo. Il progetto in corso, "Alternative Economics, Alternative Societie", è stato proiettato in 21 diverse sedi. Molte delle sue opere le ha realizzate in collaborazione: "Boom!", per esempio, che si concentra sulle contraddizioni del capitalismo globalizzato, è con David Thorne; "European Corrections Corporation", sul fenomeno della privatizzazione delle carceri, con Martin Krenn, e "What Would It Mean To Win?”, sulle proteste contro il vertice G8 a Heiligendamm, con Zanny Begg. Insieme a Dario Azzellini, Ressler ha prodotto i film "Venezuela from Below", nel 2004 e "5 Factories–Worker Control in Venezuela” nel 2006. Ha partecipato a più di 150 mostre, tra cui la biennale a Praga nel 2005; Siviglia, 2006; Mosca, 2007 e Taipei, 2008. In Italia Ressler è rappresentato dalla Galleria Artra di Milano.
www.ressler.at
A cura di Gianluca Costantini
Dal 17 al 19 dicembre
Era il primo dell’anno.
Camminavo in tarda mattinata per le strade di Izmir – Smirne, come diciamo noi - in Turchia. La città che conta sei milioni di abitanti era deserta, io avevo la pressione alta e la testa mi ondeggiava. Mi infilai nelle stradine del Bazar ma tutto era chiuso. Poche persone pulivano i loro negozi. All’improvviso la mia “sindrome dell’immagine” mi fece cogliere sulla parete di un muro scrostato la locandina di un centro sociale – “Erik Drooker”, dissi, e scattai una fotografia.
Erik Drooker vive a Berkeley, negli Stati Uniti, e sicuramente non sa che il suo disegno compare in una locandina su un muro di Izmir – non sapeva neppure che il suo libro Flood era stato pubblicato in Italia – ma è certo consapevole dell’utilizzo che si fa delle sue immagini, di ciò a cui servono.
Durante la guerra in Bosnia (1991-1995), artisti di quella nazione ricoprirono i muri di città e villaggi del loro paese con immagini e messaggi di disperazione, resistenza e speranza.
Perché un artista decide di unirsi alla resistenza contro il nazionalismo, la xenofobia e soprattutto il devastante potere della propaganda?
Che cos’è un artista in rivolta? Una persona che rifiuta ma non rinuncia.
Uno schiavo che per tutta la vita ha ricevuto ordini, a un tratto giudica inaccettabile un nuovo comando.
Jean Heartfield era nato a Berlino (con il nome di Helmut Herzfeld) nel 1891. Divenne famoso con i suoi fotomontaggi collaborando con le correnti artistiche più estreme, fu critico acuto della Repubblica di Weimar e con il proprio lavoro si impegnò a combatterla. Giunto Hitler al potere nel ‘33, si rifugiò a Praga e poi a Londra. Tornò in Germania soltanto nel 1950, ormai celebrato e onorato come il ricordo di un tempo trascorso – ma i suoi fotomontaggi vennero criticati perché non allineati al realismo socialista.
Heartfield aveva creduto nel potenziale politico del fotomontaggio. Come disse lui stesso: “Nuovi problemi politici richiedono nuovi sistemi di propaganda. Per questo obbiettivo la fotografia ha il massimo potere di persuasione”.
Immagini che non vendono prodotti ma ideologie.
Nel 1924 Ernst Friedrich, ebreo berlinese, anarchico e pacifista, decise di rivelare al mondo il vero volto della guerra, e lo fece nel modo più sconvolgente, pubblicando una raccolta di fotografie terrificanti e commoventi; lo fece raccontando cosa davvero era successo durante il Primo conflitto mondiale. Il libro, intitolato Krieg dem Kriege! – Guerra alla guerra – riscosse un successo internazionale, e a Berlino si fondò il Museo dell’antiguerra.
Anche in questo secondo caso si nota quanto possa essere forte il potere dell’immagine, e forse quanto un artista possa immergersi nella società con la sua opera ideologica. Questi due casi riferiti al primo Novecento, naturalmente non i soli, sono i mattoni di una più complessa architettura artistico-politico-sociale che perdura, e si fa sempre più forte sino ai nostri giorni.
L'arte grafica può essere una potentissima arma di protesta. Dalle locandine alle magliette, dalle riviste underground ai poster politici, il linguaggio delle immagini può provocare e difendere una causa, può creare un forum per le masse e la loro pacifica affermazione.
Il workshop illustrerà esempi di prodotti artistici e grafici che lavorano sull’attivismo; saranno realizzate opere appunto per innescare un attivismo grafico: adesivi, manifesti, riviste, siti web, ecc.
Gianluca Costantini, classe 1971, è disegnatore e illustratore. Ha fondato il sito web www.inguine.net e la rivista inguineMAH!gazine. Pubblica libri per Fernandel, Comma22 e Edizioni del Vento. Per il suo lavoro, si affida alla cura della Galleria Miomao di Perugia.
Organizza eventi con Associazione Mirada, tra cui le mostre di Marjane Satrapi, Joe Sacco, Aleksandar Zograf e Komikazen, il Festival del fumetto di realtà.
Ha esposto in vari paesi tra i quali Francia, Portogallo, Grecia, Serbia, Croazia, Slovenia e Romania.
Ha pubblicato su riviste italiane e straniere: Graffiti (Brasile), Slow food (Italia), XL la repubblica, Babel (Grecia), WW3 (Stati Uniti), Hardcomic (Romania) ecc…
Web: http://www.channeldraw.com
Docenti: Matteo Carboni e Alfredo Carlo
Dal 16 al 18 dicembre
Tre giorni per prendere coscienza, in modo anche indiretto, del significato di partecipazione, sia essa politica, religiosa, sociale oppure ideologica. La trasposizione visiva del concetto di partecipazione avviene attraverso attività che partono dall’approccio teorico e si concludono con auto-produzioni realizzate manualmente – dall’illustrazione al laboratorio di serigrafia – oppure con l’ausilio di strumenti informatici.
I tre giorni comprendono un programma di base, che ha inizio il primo giorno con un’introduzione e descrizione del termine “attivismo” portando alcuni esempi, fra i quali il caso dell’appena eletto presidente americano Barack Obama come approfondimento; il secondo giorno vede la scelta del tema e la creazione di contenuti da parte degli studenti, mentre il terzo e ultimo si ha l’azione/realizzazione attiva del materiale, tramite stampa serigrafica, con maglie, shopper, manifesti, e nello stesso giorno si svolgerà attività di promozione/guerrilla, un marketing all’interno stesso della scuola.
Matteo Carboni è graphic designer. Si occupa prevalentemente di brand image e progettazione grafica per eventi d’arte, cultura e spettacolo. Collabora con l’Accademia di Belle Arti di Bologna, per la quale ha realizzato diversi workshop e una rassegna di incontri sui temi della grafica e del design.
Alfredo Carlo è socio fondatore di Housatonic (housatonic.it) e si occupa di grafica e creatività, specie nel campo dell’abbigliamento, di eventi artistici e musicali, nell’ultimo caso con il progetto merch-attack.com.
Opera da una decina d’anni come event designer e graphic facilitator per società di consulenza. Il suo principale obiettivo odierno è ispirare e realizzare progetti in ambito creativo.
A cura di Duilio Forte
Dal 17 al 19 dicembre
Tre giorni fra le nebbie brumose dell’Atelier Forte. Se Il Signore degli Anelli vi è piaciuto, qui è molto meglio. E non è un film.
www.atelierforte.com (astenersi gente noiosa)
Nato nel 1967, l’italosvedese Duilio Forte si laurea in architettura nel 1994, ma la sua attività professionale ha inizio già nel ‘91. Fonda AtelierFORTE e svolge opera di ricerca nel campo dell’architettura, dell’arte e del design. Tre discipline che considera intimamente legate, tutte finalizzate come sono alla realizzazione della scenografia del quotidiano: l’universo epico in cui si muovono gli esseri umani. Ogni anno dal 2003 organizza nella foresta svedese il corso estivo StugaProject. Nel 2008 ha partecipato con l’opera Sleipnir Venexia alla XI Biennale di Architettura della città lagunare. I suoi lavori sono stati pubblicati su numerose riviste italiane ed estere.
SCULTURE PENETRABILI: Mappe
A cura di Antonella Cirigliano
17/18/19 dicembre
Il progetto si pone l'obiettivo di scoprire e riscoprire la città lasciandosi guidare da suoni, fragranze, consistenze, ombre e penombre, piccoli oggetti che si fanno storie, profumi che si fanno ricordi, immagini che diventano immaginazioni. Nel corso del workshop gli studenti saranno condotti a modellare una scultura penetrabile, una sorta di plastico estemporaneo e non dimensionato della città ispirato a emozioni e memorie, e a tutte quelle percezioni invisibili. L'ambito di lavoro, riguarda la costruzione vera e propria di una mappa, sia essa un'installazione complessa o l'angolo di strada nel quale integrare le proprie esperienze artistiche e di vita, in ascolto-accordo con uno spazio sentito, curato, abitato.
Antonella Cirigliano
Nata a Roma nel 1971 è attrice, regista di teatro, direttrice artistica di festival di teatro e performing art. La sua formazione è prettamente teatrale. Ha seguito, dopo la maturità classica, diversi corsi di teatro e di formazione sempre in discipline artistiche: Scuola di Teatro presso il CRST/Workcenter of J. Grotowskij di Pontedera (Pisa), Master in "Organizzazione di Eventi culturali" presso l'Università Cattolica di Milano. Ma in particolare, la sua formazione artistica è legata al regista e antropologo colombiano Enrique Vargas. È collaboratrice esterna e formatrice per varie scuole di Milano e dell'hinterland, dove cura percorsi didattici per insegnanti e alunni, laboratori di formazione e corsi di aggiornamento. È direttrice artistica del nuovo IKOSFESTIVAL in Brescia (www.ikosfestival.net debutto maggio 2007). Da settembre 2008 lavora in NABA come coordinatrice della Scuola di Scenografia e della Scuola di Media Design e Arti e Multimediali.
A cura di Piero Corraini
Dal 16 al 18 dicembre
Un Sedicesimo è una rivista, ma anche una misura tipografica: una rilegatura di 16 pagine che si useranno durante il workshop; sedici pagine per comunicare temi scottanti, per attivare pensieri sopititi e per informare, costruendo ognuno il proprio sedicesimo e il proprio messaggio.
Pietro Corraini è nato a Mantova nel 1981, ma è laureato a Milano, dove vive e lavora, in Disegno industriale. Si occupa di design editoriale e comunicazione in generale poco coordinata, dirige la rivista Un Sedicesimo edita dalla casa editrice Corraini, e si diverte a smontare e rimontare progetti di grafica e, ultimamente, insegna e impara.
www.corraini.it
http://unsedicesimo.corraini.com
A cura di Stefano Boccalini
Dal 15 al 18 dicembre
Per intitolare il lavoro il docente ha utilizzato la parola inglese “stone”, pietra, nel significato di pietra miliare, oggetto che resta immobile, e quella in dialetto meneghino “Milan”, appunto la città in cui si svolgerà il lavoro del workshop – due lemmi per indicare come la dimensione locale sia strettamente legata a quella globale.
Stone Milan è un progetto che intende recuperare la memoria di un territorio attraverso la testimonianza diretta dei suoi abitanti, quelli più anziani, quelli che da più tempo vivono in città e forse oggi sono emarginati: non per guardare al passato come possibile momento da
riportare alla luce, ma per coinvolgere attivamente ognuno di loro nel ricostruire la storia di un territorio: l’esperienza personale come parte dell’esperienza collettiva.
Tuttavia, in questo caso le persone restano nell’anonimato e le loro storie non vanno a fondersi con la storia ufficiale, ma diventano esse stesse protagoniste.
A questo scopo si prevede un impegno diretto all’interno di una casa di riposo, dove attraverso varie modalità che il gruppo dei partecipanti deciderà di comune accordo (interviste audio e video, fotografie, disegni, appunti, eccetera) si cercherà di restituire un piccolo spaccato della città di Milano.
Gli studenti sono tenuti a portare immagini, su supporto digitale, di un lavoro svolto personalmente, un lavoro che lo rappresenti e che sia ritenuto particolarmente significativo.
Il materiale sarà una macchina fotografica digitale, anche il telefonino, e un registratore vocale, purché abbia abbastanza memoria.
Stefano Boccalini vive e lavora a Milano, dove alla NABA insegna Arte pubblica; con istituzioni sia pubbliche sia private è impegnato in Italia e all’estero.
Ha attivato una serie di progetti nello spazio pubblico e per lo spazio pubblico, dove il rapporto con chi occupa il territorio è fondamentale per l’ ideazione e realizzazione del suo lavoro; un lavoro caratterizzato dal convinto impegno personale nella sfera del sociale.
Alcune sue mostre sono state “Economia politica/Geografie umane” nel 2008 a Lugano; a Palazzo delle Esposizioni di Roma per la 15° Quadriennale d’Arte nel 2007 e, nello stesso anno, “Mulher mulheres” a san Paolo del Brasile; nel 2006 Boccalini ha elaborato “Stazione di Livorno, una guida per la città”; quindi “Empowerment cantiere Italia” nel 2004 e, nel 2003, “Fragments d’un discurs italien” al Mamco, Musée d’art moderne et contemporain di Ginevra, in Svizzera.
A cura di Emanuele Lomello
Dal 15 al 17 dicembre
"Tafkav” è un'installazione costituita da un’orchidea della specie vanda cerulea, collegata con sensori a un misuratore di elettricità galvanometrica, collegato a sua volta ad Arduino, l'hardware che traduce gli impulsi in Max Msp. Arduino richiama una sequenza di sonorità preregistrate nel computer. L'amplificazione dei suoni, che sono talvolta impercettibili, permette di cogliere una sorta di linguaggio poetico, quasi un simbolo delle possibilità di scambio pianta–uomo. L'opera è ricca di stratificazioni culturali e livelli di lettura. Nel workshop l'istallazione si tramuterà in dispositivo didattico di ricerca, permettendo l'esplorazione delle possibilità “compositive” e “concettuali” legate alla dimensione umida, moist, a metà tra il dry, il secco della tecnologia e il wet, umido, della biologia.
Emanuele Lomello ha studiato effetti speciali al VR&MMP di Torino e interaction design al master in Digital Environment Design di NABA.
NEL 2000 ha intrapreso un percorso di ricerca teatrale che gli ha permesso di lavorare come attore professionista ma anche assistente scenografo, light designer e responsabile tecnico di giro.
Risale al 2007 il suo temporaneo abbandono delle attività teatrali per dedicarsi allo studio dei nuovi sistemi interattivi nelle arti performative.
Lavora come assistente e docente al master d3d NABA e collabora come interaction designer con studi di Milano e Torino.
Oggi è impegnato nella fondazione di una società di ricerca e sviluppo nel mondo della information technology.
A cura di Mariano Equizzi
Dal 17 al 19 dicembre
La conoscenza dei sistemi di controllo e delle loro complesse relazioni con l'espressione artistica, con il cinema e con la sperimentazione legata ai nuovi media. La video sorveglianza come zona per espandere la mente verso un universo di possibilità multidisciplinari.
Nei tre giorni del workshop si sperimentano tecnologie e manipolazioni legate appunto ai sistemi di video sorveglianza, allo scopo di incrementare nei partecipanti una coscienza delle potenzialità creative intrinseche in simili strumenti concepiti per il controllo, ma anche realizzare un Live Cinema collaborativo.
Tutto sarà accompagnato da letture a tema a cura di Antonio Baronia, e Musica con DJ set e live electronics.
www.myspace.com/marianoequizzi
Mariano Equizzi è soggettista, produttore, regista e coordinatore di un gruppo di lavoro all'avanguardia nella realizzazione di progetti di fiction distribuiti in Rete. Non ancora concluso il corso di produttore alla Scuola Nazionale di Cinema (cui si iscriverà dopo la laurea), ha tuttavia già ultimato un progetto che lo ha visto impegnarsi per alcuni anni; si tratta di “Syrena”. Le esperienze acquisite durante la realizzazione del film – “Syrena”, appunto - si riveleranno fondamentali per le opere successive, soprattutto a riguardo degli effetti speciali in digitale. "Syren" a ha permesso al suo autore di ottenere una buona visibilità ai festival e di renderlo noto nel Web, luogo privilegiato delle sue apparizioni. I lavori di Equizzi sono ovviamente caratterizzati da un'impronta fantascientifica, ma non mancano i recuperi da altri generi, come lo spionaggio paranoico in “AgentZ”.
Con Emiliano Farinella ha creato il portale www.ntxt.it, collegato a "next text", progetto di diffusione della letteratura di genere.
www.fantascienza.com, per approfondire la conoscenza di Mariano Equizzi.
A cura di C6.TV
Dal 15 al 17 dicembre
Sperimentare le nuove tecnologie della comunicazione nell'ottica di Garage Media, che è un modo diffuso di fare media, i cui soggetti sono le vacanze e le passeggiate romantiche, ma anche le mostre d'arte, e che si genera direttamente nei computer degli utenti e per questo è “diffuso”.
Il workshop consiste nello stimolare gli studenti perché superino in bravura le due conduttrici, alla caccia di notizie in giro per tutta la città.
C6.tv
Veronica e Daila, che operano nella web television C6.tv, sono due cosiddette citizen journalist. C6.tv è un nuovo modo di fare televisione, informazione e intrattenimento. È informazione in diretta fatta da ogni luogo e da ogni persona. È la prima web tv al mondo realizzata con strumenti di trasmissione alla portata di tutti, come Skype e videofonini. Ha l'obiettivo di permettere, a chiunque lo voglia, la produzione di contenuti video e proporli a un pubblico di utenti attivi. Dall'inizio delle trasmissioni, C6.tv ha “mandato in onda” oltre 1500 ore di diretta con la partecipazione di 3000 utenti. Ha segnato alcuni record dell'informazione via web riuscendo ad avere in contemporanea streaming 12.000 utenti, e 200.000 nella stessa giornata.
www.c6.tv
A cura di Patrizia Moschella
Dal 15 al 18 dicembre
L’idea di un metodo fondato sulla contaminazione fra tecniche di comunicazione visiva e strumenti di ricerca etnografica e sociale, si consolida dopo l’incontro a Parigi con il team di Madame Edelkoort, massima esperta nella presentazione delle tendenze e punto di riferimento per i designer e le aziende leader di mercato.
Il workshop si prefigge si sperimentare tecniche per la presentazione di "visioni del futuro", che siano originali rispetto alle previsioni consolidate nel contesto socio-culturale di appartenenza: cosa è il futuro nel nostro immaginario e quanti sono i futuri possibili.
Impegnata dal 1987 in progetti di valorizzazione della ricerca espressiva attraverso la formazione e la riqualificazione socio-culturale, Patrizia Moschella collabora con associazioni, enti locali e istituti di ricerca affermati a livello internazionale come Eurisko, Doxa, Delfo, Eq. Nel 1998 partecipa per l’Università di Scienze Politiche di Milano al testo Verso una sociologia riflessiva, che introduce in Italia le metodologie della ricerca qualitativa. Nel 2003 pubblica L’educazione diffusa, testo che raccoglie una serie di ricerche precedenti il cui oggetto è la formazione.
Nel testo l’autrice sviluppa una tesi intorno alla Trasmissione fra le generazioni del sapere sulla vita, con l’elaborazione di una teoria della Ricerca espressiva. Nel 2001 ancora una ricerca: “La rappresentazione del futuro nell’immaginario dei bambini”. Il lavoro sperimenta un metodo di analisi originale, che combina strumenti di osservazione ereditati dall’antropologia culturale e tecniche di analisi qualitativa dell’immagine. Si tratta di un metodo che l’Autrice applica efficacemente in successive collaborazioni, in particolare nel settore moda/design con Trend’s Decode e NABA, e nel settore del marketing e della comunicazione con agenzie e redazioni, ma anche in ambito artistico e creativo, per valorizzare l’efficacia di performance e manifestazioni teatrali, pittoriche e fotografiche. Dal 2006 ha attivato il corso di Moda etica per NABA.
A cura di Arif Bashir e Claudio Tesei
Dal 16 al 18 dicembre
Il mercato delle nuove frontiere di comunicazione ha prodotto un ribaltamento mirato, dal singolo alle moltitudini. Il seminario analizza le tematiche ideologiche, sociali e tecniche della nuova comunicazione, che passando dal web 2.0 si espande all’universo tutto.
Claudio Tesei è art director, senior web designer/developer. Inizia nel 1994 come fotografo e assistente alla regia, dopo aver conseguito la laurea in 'Media Practices' presso la 'University of London'. Nel 1996 lavora nella stessa città per alcune riviste di settore come grafico tradizionale. Torna a Milano nel 1998, dove si impegna come grafico presso importanti società di comunicazione, realizzando principalmente brochure istituzionali, cataloghi, logotipi, corporate e brand identity. Nel 2002 fa ritorno a Londra per approfondire la sua passione per il multimedia e qui consegue il master in 'Interactive Multimedia' presso il Ravensbourne College of Design and Communication. Lavora come freelance per alcune società della capitale britannica fino al 2004. Attualmente collabora a Milano con Barabino & Partner in qualità di art director e web designer/developer e lavora come freelance e consulente (?) su progetti personali. Nel 2008 fonda Sweetlemon, organizzazione multidisciplinare di freelance operanti nei vari settori della comunicazione d'impresa.
Arif Bashir è art director, senior designer. Nell’anno 2003 e per un periodo di un anno fa parte di Sky Italia. Tra il 2004 e il 2006 lavora in Aljazeera channel Doha Qatar come Senior designer. Attualmente è impegnato in Mediaset in qualità di grafico per Striscia la notizia.
A NABA è docente del corso di Motion Graphics.
Fonda Sweetlemon nel 2008 insieme con Tesei.
A cura di Alterazioni Video
Dal 15 al 17 dicembre
Nel corso del seminario saranno poste in atto una serie di azioni, a carattere simbolico, il cui risultato finale dovrà costituire un’immagine, fotografica, capace di durare nel tempo, come una traccia. Gli studenti e il collettivo Alterazioni Video discuteranno insieme le azioni suddette, azioni ideate dallo stesso collettivo. Il primo giorno si analizzerà il significato dell’attivismo come pure quello delle azioni in programma. Il secondo e il terzo giorno il suddetto agire simbolico sarà per così dire trasportato in due diverse zone della città, Milano 2 e quartiere dei Navigli.
Risultato: una serie di scatti fotografici divulgati in rete attraverso un blog appositamente creato e, soprattutto, l’invio dei medesimi scatti fotografici alla stampa, non solo locale.
Quanto alle azioni simboliche previste, la prima sarà l’”occupazione” di un isolotto nel piccolo lago artificiale di Milano 2, e durerà il tempo necessario ad allestire il set da cui scatterà il “click” della foto. La seconda vedrà la costruzione di un ponte di corde sul Naviglio, che i partecipanti scaleranno, e in cima al quale ancora una volta si scatterà la fotografia. Anche qui, l’azione durerà il tempo utile all’allestimento del set. La terza azione, infine, consisterà nell’approntare una luminaria, composta da una frase scelta in precedenza, che sarà esposta da qualche parte sul Naviglio.
Alterazioni Video è stato creato a Milano nel 2004 da Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri. È un collettivo di artisti che indaga il ruolo politico e sociale dell’arte con l’uso alternativo dei nuovi media.

















